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Una Vita che sboccia.

Se ogni accoglienza è particolare e diversa, l’ accoglienza della nostra Bimba Speciale è davvero unica fin dall'inizio. Abbiamo saputo di lei attraverso gli appelli (che fino a quel momento non sapevamo neppure che esistevano);ricordo perfettamente il momento in cui è arrivata la mail, ricordo di essere stata al computer e mio marito seduto sul divano, ricordo di aver letto gli appelli, erano 3, ricordo che quella che poi sarebbe diventata nostra figlia era l'appello di E., ricordo il silenzio e lo sguardo con mio marito, entrambi eravamo rimasti colpiti da quell’'appello…. non so per quale motivo ci aveva colpito proprio quello, ma in quel momento abbiamo iniziato a pensare a lei e alla possibilità di dare la nostra disponibilità.

Abbiamo chiamato il numero per poter avere informazioni su di lei (abbiamo conosciuto Emilia) abbiamo riflettuto e abbiamo dato la nostra disponibilità. Siamo stati successivamente contattati dal giudice e il giorno in cui siamo andati in tribunale, dopo aver detto il nostro Sì, siamo andati a conoscere la nostra bambina.

Il tempo che abbiamo impiegato ad arrivare, nel mio cuore c’erano tante emozioni, dalla contentezza alla paura ma soprattutto al timore di non essere in grado di stabilire con lei una comunicazione, visto che non avrei potuto usare il linguaggio. Quando siamo arrivati, lei era a fare il suo pisolino pomeridiano, l’operatrice è andate a svegliarla, aveva gli occhietti semichiusi, si è guardata intorno un po confusa, poi l'hanno portata in bagno per essere cambiata, con quelle gambe non stavamo ferma un secondo…..poi mi hanno chiesto di prenderla in braccio, ho fatto tanta fatica a tenerla, sembrava un pezzo di ghiaccio e ho dovuto chiedere a mio marito di prenderla. Siamo andati in un sala per fare la merenda e in quel momento lei era sveglia ci ha guardato negli occhi, ha fatto un sorriso e in quel preciso istante, tutto il mio timore è scomparso, lì ho capito che avrei avuto modo di comunicare con lei in tanti altri modi, anche senza le parole.

A distanza di quasi tre anni se ripenso a questi primi momenti, sorrido, quante cose sono cambiate lei che prima sembrava un pezzo di ghiaccio adesso è un polpo, sempre abbracciata, ha imparato a dare i bacini,( a volte si confonde e da un morso) con il suo modo un po' rude, un po' come dico io, rustico; pensare che prima non si alzava, riusciva a strisciare solamente e adesso ha fatto un sacco di progressi, non solo ha imparato a gattonare, ma riesce a stare in piedi e cammina con l’aiuto di strumenti o fa alcuni passi anche solo tenendole le mani.

Ma la cosa più sorprendente è la comunicazione, lei non parla e forse non lo farà mai, ma sa comunicare anche solo usando due soli suoni, siamo riusciti anche a capire quando lei ha bisogno di andare in bagno…… per me è straordinario, mi ha insegnato che non servono le parole, ma basta essere attenti a piccoli segni e si può fare “comunicazioni importanti “.

E.. è una bimba amata dai compagni e dalle insegnanti, è una bimba che quando la incontri, anche solo per un attimo, ti cattura, ti strappa un sorriso, un saluto.

Sono orgogliosa di essere la sua mamma e tutta la fatica che comporta crescere una bimba con le sue difficoltà, non può soffocare la gioia che ogni giorno ci regala da quando l’abbiamo accolta.

Ancora oggi, quando ne parliamo,  Emilia mi dice che non ha capito come abbiamo fatto a scegliere quell’appello, in realtà non lo so neppure io, però so per certo che noi e lei eravamo destinati ad incontrarci e a diventare una famiglia.

 

Ogni bimbo solo, dimenticato, acciaccato, un po o tanto “rotto “ ha una famiglia che lo aspetta e lo ama e prima o poi le loro strade s’incontreranno e sboccerà una nuova vita.

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