Con te il tempo non ha peso nè valore, perché è come se tu nella nostra famiglia ci fossi da sempre. Tu che sei arrivata come un dono inaspettato e ci hai sconvolto le vite! Hai passato 40 lunghi giorni ad aspettare in ospedale la tua famiglia che il tribunale stava affannosamente cercando… ed eccoci qua! Sono già passati 9 mesi da quando sei arrivata nelle nostre vite… 9 mesi è giusto il tempo di una gravidanza… se fosse stata tale in queste settimane ti avremmo vista per la prima volta e invece la nostra attesa è durata una manciata di giorni… non sapevamo neanche di essere in attesa! Proprio quando avevamo deciso di non rinnovare più la disponibilità all’adozione: ormai ne avevamo fatte già due, magari i tribunali non ci avrebbero tenuto neanche più in considerazione! Ed ecco: la vita riesce sempre a sorprendere in maniera inaspettata…
La mente è ancora lì, ferma a quei giorni che diventano indelebili nella testa e nel cuore:
Quando arriva un appello nel gruppo delle mamme matte il cuore batte sempre forte e stai lì a tenere le dita incrociate perché ogni bambino trovi il suo “nido”. Poi un giorno arriva l’appello che ti provoca un batticuore più degli altri, che ti entra in testa e proprio non riesci a non pensarci. E non lo dimentichi più. Un giorno caldissimo d’estate dopo pranzo ecco che Karin ed Emilia scrivono sul gruppo: si cerca urgentemente una famiglia per una neonatina, è in ospedale che aspetta, il tribunale non è riuscito a trovare nessuna famiglia dato le problematiche sanitarie che porta con sé, ci ha dato 24 ore per fare un ultimo tentativo! Io come ogni volta giro il messaggio a mio marito, perché per ogni appello noi facciamo silenziosamente il tifo affinchè si trovi presto una famiglia! Ma stavolta inaspettatamente mi arriva come risposta:- SCRIVI!-
Mi sembra di non capire…. -F. forse non ho capito… in che senso?-
-Nel senso scrivi ad Emilia. Se non trovano nessuno possono tenerci presenti! -
Tentenno…è piccola, ci saranno tante famiglie disponibili, non terranno certo conto di noi che abbiamo già casa piena di adolescenti, qualcuno ora già grande che ha preso la sua strada, due affidi diventati inaspettatamente due adozioni… non credo proprio possano tenere in considerazione proprio noi!
Il telefono vibra di nuovo: -Allora cosa hai fatto? Hai scritto? - io divago, mi palpita il cuore forte, mi sento confusa……
-Ma dici davvero? Sei certo? -
-SI SCRIVI! Se trovano una famiglia ne saremo ben felici, ma se ci sono difficoltà noi ci siamo!
Nella frazione di pochi minuti scrivo ad Emilia, poi a Karin, con la confusione nella mente di chi non sa se sta facendo la cosa giusta, mi sembra quasi una follia!
Super disponibili come sempre ci contattano immediatamente e ci dicono di inviare urgentemente la nostra autopresentazione con tutta la documentazione depositata nel nostro tribunale di appartenenza. Emilia si raccomanda: - Fate un’autopresentazione della vostra famiglia bella, bella! - Vado nel panico, come si fa una presentazione bella, bella!?!?! Siamo una famiglia “allargata e anche un po' affollata”, come dico sempre io, che sembra un porto di mare con due figli nel pieno dell’adolescenza e i loro 3 fratelli cresciuti con noi che riempiono le nostre feste e le nostre giornate. Nel frattempo torna la mia spalla forte, quello che se le pazzie non penso a farle da sola mi ci butta lui…. F. dobbiamo scrivere un’autopresentazione. Cosa è meglio scrivere secondo te per farla bella, bella come detto da Emilia? - Scriviamo semplicemente di noi! Se ci reputano belli, belli ci chiameranno!- sorrido, faccio mettere lui al computer perché mi tremano le mani, io che sono sempre molto determinata stavolta mi sento troppo agitata…
Mandiamo il tutto a Karin ed Emilia, torniamo alle nostre cose dopo aver chiacchierato delle possibilità reali. Io sono convinta che non ci prenderanno in considerazione! Abbiamo già due ragazzi grandi, ci saranno tante famiglie. F. è perplesso ma molto più speranzoso!
Intanto passo la mia prima notte insonne a tormentarmi con mille domande: E SE CI CHIAMANO? E SE ABBIAMO FATTO UNA CAVOLATA? E SE POI IL NUOVO ARRIVO SCOMBUSSOLA TROPPO LA VITA DEI RAGAZZI? E SE NON SIAMO CAPACI DI AFFRONTARE LE ESIGENZE SPECIALI DI QUESTA PICCINA?
Mattina seguente occhiaie da spavento e stanchezza da maratona di New York comincia una nuova giornata. Per tutto il giorno il telefono non squilla! F. ogni tanto mi manda un messaggio:- NIENTE?- la mia risposta è sempre la stessa, di stare tranquillo perché difficilmente la scelta ricadrà su di noi.
Intanto la giornata è passata, F. torna da lavoro, ore 20.00 annaffio i fiori in giardino e mentre si chiacchiera della piccola e di come certamente avranno trovato tante famiglie pronte ad accogliere, ecco che il telefono squilla, prefisso di fuori, tribunale dei minorenni…. Oddio rispondiamo!?!? Certo che sì! Convocati per il giorno successivo… Emozione? A 1000!.... Agitazione? A 1000!.... Paura? 10.000….
Si parla con i ragazzi… Da sempre avevamo preso in considerazione con loro la possibilità di un’altra accoglienza, ma stavolta è successa una convocazione così improvvisa! Non è detto, li rassicuriamo, è solo una possibilità, per il momento ci hanno solo convocato per una chiacchierata. Leggiamo nei loro volti un attimo di turbamento. “Tempesta” ha sempre desiderato una sorellina, lei che è sempre stata la sorella minore vuole provare cosa significa essere la sorella maggiore, il “Maestro” invece con i suoi 18 anni appena compiuti e la sua sapienza che lo accompagna da sempre inizia ad avallare ipotesi:- E se poi non ci fa dormire la notte e noi dobbiamo andare a scuola? E se ha bisogno di essere seguita e noi non abbiamo tempo? E se avrà problemi e noi non sapremo affrontarli?
Li rassicuriamo: - E’ solo una possibilità, poi affronteremo il resto come verrà, ma se non siete d’accordo o non siete convinti non se ne fa nulla tranquilli! - e invece ci invitano ad andare, il loro motto è da sempre che nessun bambino deve rimanere senza una famiglia, loro conoscono bene il mondo delle case famiglia e dei tribunali, è un’esperienza che li ha segnati profondamente…
Intanto passo un’altra notte insonne, la testa si fa mille domande, le preoccupazioni del ”Maestro” mi girano nella testa, ma continuo a ripetere che è solo una possibilità, ci hanno chiamato per una chiacchierata, ne abbiamo già due, se ci saranno altre coppie sicuramente non saremo scelti noi. Al mattino mi alzo con le occhiaie ancora più evidenti, i sintomi misti tra influenza e una sbronza non passata, mal di stomaco, mal di testa, agitazione profonda…. Ma che mi prende!?!? Io che sono sempre lucida e determinata!!!
Si parte, mio marito felice e agitato anche lui, nel tragitto parliamo di come nonostante tante esperienze e tanti colloqui in tribunale per gli altri affidi a questo tipo di emozioni non ci si abitua mai e ogni volta è sempre come la prima volta.
Ci facciamo i nostri 300 km, arriviamo in anticipo come sempre, il tempo di una passeggiata ed ecco, ci siamo, è ora.
Ci accoglie una commissione calorosa, accogliente, sono in 5. Ci osservano, ci fanno raccontare di noi, della nostra famiglia allargata, del posto dove abitiamo, del perché vogliamo accogliere. Il tempo passa velocissimo, sembra quasi un colloquio sbrigativo, ci salutano dicendo: - Bene, siete venuti a farvi una passeggiata in questa città! - io e mio marito perplessi, ci accingiamo ad uscire, fuori c’è un’altra coppia che aspetta…E’ più giovane, ci diciamo, forse non hanno figli, quindi manco tutti i casini che abbiamo noi in casa nostra, forse più tempo e più tranquillità per seguire la piccola. Mentre mio marito mette in moto l’auto, in un misto di perplessità e di mille domande, suona il telefono: è il tribunale, ci chiedono se siamo già andati via e se possiamo tornare indietro e risalire.
E che sarà successo ora? Risaliamo con l’adrenalina a mille, ci accoglie la giudice che ci ha telefonato: - Siete in comparativa, ma la commissione è propensa per voi, aspettate una telefonata a brevissimo per ritornare.-
E lì non abbiamo capito più nulla!!! E quindi? Oddio che facciamo ci prepariamo? È ancora una comparativa? Intanto Emilia chiama, ci chiede come è andata e io riesco solo a rispondere ridendo che non lo so, che siamo talmente confusi che non ci capiamo più nulla!!! –Dai ragazzi, è andata!-
Noi siamo solo confusi, come due ragazzini scesi dalle montagne russe che hanno bisogno di qualche minuto per riconnettersi col pianeta terra! Prendiamo la macchina e dopo un po' di km risquilla il telefono. E’ di nuovo il tribunale. Ci danno appuntamento dopo qualche giorno, vogliono rivederci con i ragazzi, vogliono ascoltare anche loro. La giudice ci raccomanda di tenere ben presente che è una comparativa quindi ancora non c’è nessuna decisione definitiva!
I 300 km del ritorno sembrano infiniti. Arrivati a casa ci accolgono i ragazzi sulla porta, “Tempesta” chiede frettolosamente: -Allora?!? Ce la danno?!?- ma il “Maestro” con la sua solita saggezza risponde - Scommetto che vogliono parlare anche con noi! - ed infatti ci ritroviamo dopo 48 ore a riaffrontare i nostri bei km. In macchina abbiamo messo frettolosamente una borsetta con qualche cambiata per la piccola e il sediolino da auto, dietro consiglio delle preziose Mamme matte, cosi per buon augurio e per trovarci preparati a qualsiasi evenienza… consiglio che si è rivelato preziosissimo!
Al nostro arrivo in tribunale i giudici hanno riascoltato noi e in particolare hanno dialogato con i nostri figli. Poi ci hanno fatto accomodare fuori per riunirsi, 10 minuti che per noi sono sembrati un’eternità. Al nostro rientro ci hanno comunicato che eravamo la famiglia di B.: l’emozione è stata difficile da trattenere, qualche lacrima di gioia e commozione è scesa sui volti. Ecco, eravamo pronti per conoscerla! Anzi, visto che eravamo già attrezzati con sediolino e cambi, il tempo di firmare il decreto e potevamo andare a prenderla! Quel giorno la vita ci ha fatto il regalo più bello che potessimo aspettarci: con il decreto tra le mani siamo andati a conoscere per la prima volta la nostra B. e la abbiamo portata a casa con noi! L’emozione del viaggio è stata inspiegabile, così come l’arrivo a casa dove non eravamo assolutamente preparati a un evento del genere.
In macchina è stato un viaggio dove le emozioni si sono susseguite in modo prepotente: lei bellissima in quel sediolino, noi e i ragazzi confusi, come se stessimo in un sogno: gioia, trepidazione, tenerezza, preoccupazione…
Rimaneva solo una situazione da sistemare: ma alle famiglie come lo diciamo?!?! E’ stato tutto così frettoloso che non abbiamo messo al corrente nessuno. Solo i miei genitori sapevano che ci aveva convocato il tribunale per una bimba… Ecco a loro una bella foto con scritto che stiamo tornando in 5, stessa foto a mia sorella e mia zia. La gioia è arrivata alle stelle: i miei mi hanno chiamato, a mio padre dalla gioia era vibrato il pacemaker, mia madre in lacrime di gioia non riusciva a parlare. –Cercate di farvi trovare vivi al nostro arrivo! - ho detto ridendo. Mia sorella in lacrime, tutta la famiglia idem.
Alla famiglia di F. abbiamo fatto una sorpresa : durante il viaggio li abbiamo chiamati e abbiamo dato appuntamento per le 21 a casa della mamma perché eravamo stati fuori e avevamo portato una cosa per tutti… nessuno poteva immaginare. Quando siamo saliti con B. in braccio avvolta in un lenzuolino le urla di gioia e la commozione di mia suocera e della zia di mio marito sono state talmente forti da far accorrere i vicini. La gioia degli zii per questo nuovo arrivo immensa.
B. è stato un dono meraviglioso accolto con amore da tutti. Sebbene il suo viso racconti la sua sindrome, i suoi occhi gioiosi e il suo sorriso contagioso attirano chiunque la incontri e fa dimenticare ogni sua piccola difficoltà. Ogni giorno per lei e per noi è una piccola conquista, ogni suo progresso, ogni piccolo passo sono motivo di gioia. E’una piccola leonessa, forte, coraggiosa, piena di vita, che si aggrappa ad ogni forma di amore e lo trasforma in risorsa per lei e per chi la incontra. Io e la mia famiglia la guardiamo ogni giorno con amore immenso, ma una domanda spesso ci gira per la testa: MA UN CROMOSOMA IN PIU’, IN UNA SOCIETA’ CHE PARLA DI INCLUSIONE, DI ABBATTERE LE BARRIERE, DI SUPERARE LE DIFFERENZE, RENDE UN BAMBINO MENO DEGNO DI TROVARE UNA FAMIGLIA?!?!
NO! E di questo ringraziamo le Mamme matte, e in particolare Emilia e Karin, che ne hanno fatto la loro missione! Non esistono bambini incollocabili, non esistono bambini che devono rimanere un fascicolo su una scrivania perché grandi, o perché difficili. Se B. ha trovato la sua famiglia è grazie alla tenacia e al duro lavoro di fare rete con enti, tribunali, giudici dal grande cuore. Perché è così che ogni bambino può trovare una famiglia pronta ad accoglierlo.
Grazie Mamme matte, perché senza di voi B. oggi non avrebbe una famiglia che la ama e la sostiene, non avrebbe conosciuto l’abbraccio di una mamma, il sorriso di un papà, la gioia e i giochi con i suoi fratelli. Grazie di cuore! B. è fortunata ad aver trovato anche la vostra grande famiglia che la sostiene e segue i suoi progressi con noi! Perché la vita di ognuno è più bella e il cammino meno faticoso se ha qualcuno che lo sostiene con amore e c’è sempre, per tutti. E le Mamme matte sono proprio così…

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