E alla fine, quella chiamata arriva. Il giudice comunica che la scelta siamo noi: la famiglia per quel bambino decisamente “troppo” grande siamo io e mio marito.
“Venite in tribunale martedì per firmare l’abbinamento e poi potete organizzare il primo incontro.”
Facile a dirsi.
Il primo incontro. Chissà com’è. Durante la lettura della relazione, l'unico dettaglio somatico degno di nota che ci hanno fornito è stato un illuminante: “È alto”. Ho trattenuto a stento il sarcasmo. Avrei voluto rispondere: “Grazie dell'info, immaginavamo che a quindici anni non avesse le proporzioni di un nano da giardino”, ma davanti all’autorità ho optato per un dignitoso e silente cenno di assenso.
Chiamo mio marito per dargli la notizia. Per poco non cade dalla sedia per la felicità. Ripensandoci: se si fosse fratturato qualcosa, sarebbe stato configurabile come infortunio sul lavoro? Il datore di lavoro avrebbe accettato "shock da paternità improvvisa" come causa del sinistro?
Nel dubbio, iniziamo a pianificare il D-Day. Chissà se gli piaceremo? Di cosa parleremo? Un'idea ce l'ho: portiamolo a mangiare. Agli adolescenti il cibo piace sempre, svuotare il frigorifero è il loro sport preferito, quindi potrebbe essere l'esca perfetta per rompere il ghiaccio.
Resta però il dilemma insormontabile del millennio: il saluto. Quando ce lo troveremo davanti, che facciamo?
- Stretta di mano formale? Sembra un colloquio per uno stage aziendale. “Buongiorno, siamo i suoi nuovi genitori, ci mandi il CV”. No.
- Abbraccio caloroso? Troppo intimo, rischiamo l'effetto "invasione di campo" al primo minuto di gioco.
- Un giovanile “We, bro!”? Impensabile. Chiamerebbe il tribunale il giorno dopo per chiedere come mai sia stato abbinato a due tizi palesemente cringe.
Dai, respira. Non pensiamoci troppo. Vediamo cosa succederà lì, le emozioni che guideranno il momento (e speriamo non il panico). Possiamo indagare sulle serie TV che guarda, se fa sport, cosa fa nel tempo libero... il tutto, ovviamente, cercando di farlo sembrare un dialogo spontaneo e non un terzo grado della CIA.
Oh mio Dio. E se cala il silenzio? Quel silenzio glaciale tipico di chi preferirebbe essere ovunque, persino a fare un compito di trigonometria?
Considerando che quando vieni abbinato a un adolescente la decisione finale spetta — giustamente — a lui, l’ansia da prestazione è ufficialmente a livelli da esame di maturità.
“Stai tranquilla, vedrai che gli piaceremo e andrà tutto bene!”
Con la calma serafica che contraddistingue mio marito, il treno dei miei pensieri finalmente frena. Ha ragione. Decido che affronterò la cosa nell'esatto momento in cui ce lo troveremo davanti.
Ma nel frattempo, io vado a farmi la tinta. Perché va bene rischiare di sembrare cringe, ma almeno voglio farlo con la ricrescita a posto.
Firmato
Una MammaMatta

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