di Emilia Russo
Un quadro aggiornato a giugno 2026, tra dati ufficiali, stime delle associazioni e l'assenza di un monitoraggio nazionale unitario
Questo articolo è stato realizzato attraverso ricerche sul web e con il supporto dell'intelligenza artificiale.
Quanti bambini vengono lasciati ogni anno in una culla termica? Quante donne scelgono il parto in anonimato? Quanti neonati diventano adottabili? E quanti bimbi piccolissimi, sotto i sei anni, vivono oggi in una comunità per minori invece che in famiglia?
Sono domande che tornano periodicamente alla mia attenzione ma le risposte, andando a cercarle nelle fonti ufficiali, raccontano un'Italia in cui questi fenomeni vengono monitorati in modo frammentario, spesso con anni di ritardo, e talvolta non vengono monitorati affatto.
Le culle per la vita: una rete senza censimento ufficiale
In Italia non esiste un registro pubblico nazionale che conti, anno per anno, quanti neonati vengono lasciati nelle culle termiche. Le stime circolanti provengono da associazioni e fondazioni che gestiscono questi dispositivi, e infatti variano sensibilmente a seconda della fonte e dell'anno di rilevazione.
Secondo l'associazione Amici dei Bambini (Ai.Bi.), ogni anno in Italia circa 3.000 neonati non vengono riconosciuti dalla madre al momento della nascita; di questi, solo una minoranza — circa 400 secondo le loro stime — viene messa in salvo attraverso le culle per la vita o la consegna diretta in ospedale, mentre per gli altri si perdono le tracce o vengono ritrovati troppo tardi. La rete delle culle, secondo le diverse ricognizioni disponibili, conta oggi tra le 50 e le 64 strutture sparse sul territorio nazionale, sembrerebbero assenti in alcune regioni come Friuli Venezia Giulia, Molise, Sardegna e Trentino Alto Adige.
Una stima più recente, elaborata nel 2023 dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN), parla di circa 300 bambini l'anno lasciati attraverso questi canali — un numero comunque approssimativo, definito dagli stessi esperti come la "punta dell'iceberg" di un fenomeno più ampio e difficile da quantificare con precisione.
Nessuna di queste cifre, va sottolineato, si riferisce in modo specifico al 2026: sono proiezioni costruite su rilevazioni event-based e su segnalazioni delle singole strutture, non su un flusso statistico ufficiale e continuativo.
Il parto in anonimato: un diritto poco conosciuto, un dato che cambia sistema nel 2026
Il diritto della madre a partorire in ospedale in totale anonimato esiste in Italia dal 1928 ed è oggi regolato dal DPR 396/2000: la donna può lasciare il neonato in ospedale senza riconoscerlo, restando anonima per legge, mentre il bambino entra in stato di adottabilità. Anche qui, però, manca un dato nazionale annuale pubblico e aggiornato sul numero di parti in anonimato registrati ogni anno.
L'indicazione più recente e citata resta quella di un'indagine della SIN condotta tra luglio 2013 e giugno 2014 su un campione di 100 centri nascita italiani: in quel periodo furono 56 i neonati non riconosciuti dalle madri italiane su un totale di 80.060 nati nel campione osservato — un dato vecchio di oltre dieci anni, ma ancora il più citato dagli operatori del settore per mancanza di rilevazioni più recenti.
Qualcosa, però, sta cambiando proprio nel 2026. Dal 1° gennaio è entrato pienamente in vigore il nuovo sistema CeDAP (Certificato di Assistenza al Parto), introdotto dal decreto del Ministero della Salute del 5 maggio 2025. Il nuovo certificato digitale raccoglie in modo più strutturato i dati clinici, epidemiologici e sociodemografici di ogni nascita in Italia, comprese — con tutele rafforzate sulla privacy — le nascite in anonimato. Le strutture sanitarie devono garantire che dal certificato non sia ricostruibile in alcun modo l'identità della madre, e i dati personali resteranno conservati fino a 120 anni, con accesso pieno solo dopo un secolo. Se il sistema funzionerà a regime, in futuro potrebbe finalmente restituire una fotografia nazionale aggiornata del fenomeno — ma i primi dati aggregati prodotti con questo nuovo flusso non sono ancora stati pubblicati.
Adozioni nazionali: poco più di mille bambini dichiarati adottabili ogni anno
Sul fronte delle adozioni, i dati ufficiali più recenti — diffusi da ANFAA (Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie) e ripresi da diverse testate — fotografano un fenomeno stabile ma in calo strutturale negli ultimi vent'anni:
- i bambini dichiarati adottabili in Italia si attestano stabilmente a poco più di 1.000 l'anno;
- nel 2021 si sono registrate 866 adozioni nazionali concluse, contro le 1.290 del 2001;
- nello stesso anno sono state 899 le dichiarazioni di adottabilità di bambini con genitori noti e 173 quelle di bambini con genitori ignoti (queste ultime in calo rispetto al 2001);
- le famiglie disponibili ad adottare sono scese da 12.900 nel 2001 a 7.900 nel 2021;
mediamente, in Italia si contano oltre 90 decreti di adozione ogni 100 dichiarazioni di adottabilità: la maggior parte dei minori adottabili trova quindi una famiglia in tempi relativamente brevi, mentre resta indietro la quota di chi, per età avanzata o disabilità, fatica a trovare un abbinamento.
Sul fronte dell'adozione internazionale il calo è ancora più marcato: nel 2021 sono stati registrati 1.612 decreti di idoneità contro i 6.331 di vent'anni prima, e appena 598 adozioni concluse contro le quasi 4.000 del 2001. Per il 2025 la Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) ha pubblicato il consueto rapporto annuale sui fascicoli trattati, ma anche in questo caso il dato definitivo relativo al 2026 non è ancora disponibile, trattandosi di un anno ancora in corso.
Minori fuori famiglia: il dato più solido, fermo però al 31 dicembre 2024
È sul fronte dell'accoglienza fuori famiglia che esiste, in realtà, il sistema di monitoraggio più strutturato: il SIOSS (Sistema Informativo dell'Offerta dei Servizi Sociali), coordinato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il supporto tecnico dell'Istituto degli Innocenti di Firenze. L'ultima rilevazione disponibile — pubblicata a cavallo tra fine 2025 e inizio 2026 — fotografa la situazione al 31 dicembre 2024, l'anno più recente per cui esistano dati definitivi e validati:
al 31 dicembre 2024 i minorenni fuori dalla famiglia di origine in Italia sono complessivamente 46.107, includendo anche i minori stranieri non accompagnati;
- di questi, 15.870 risultano inseriti in affidamento familiare (15.075 al netto dei minori stranieri non accompagnati);
- 30.237 sono invece accolti in servizi residenziali, cioè comunità (20.592 al netto dei minori stranieri non accompagnati);
il rapporto tra le due forme di accoglienza si è progressivamente sbilanciato negli anni: nel 2010 i minori in affido (14.370) superavano leggermente quelli in comunità (11.230); oggi, al contrario, chi vive in comunità è quasi il doppio di chi vive in affido familiare.
Minori fascia 0/6 anni
Per quanto riguarda nello specifico la fascia 0-6 anni, non esiste — almeno nei dati resi pubblici finora del report 2024 — una disaggregazione puntuale per questa classe d'età. L'indicazione più recente disponibile in tal senso resta quella del report relativo al 2022, secondo cui circa il 9% dei minorenni in affido rientrava nella fascia 3-5 anni, mentre il 3,8% aveva meno di due anni. Va inoltre ricordato un vincolo normativo preciso: per i bambini sotto i sei anni la legge consente l'inserimento solo in comunità di tipo familiare, mai in altre tipologie di struttura residenziale — un criterio pensato per garantire ai più piccoli un ambiente quanto più possibile simile a quello domestico.
Mettendo insieme questi dati emerge un'immagine abbastanza chiara: l'Italia non dispone, a oggi, di un sistema unico e tempestivo capace di restituire — anno per anno — quanti bambini vengono lasciati nelle culle termiche, quante donne scelgono il parto in anonimato, quanti neonati diventano adottabili e quanti minori piccolissimi vivono fuori dalla propria famiglia. Ogni fenomeno viene monitorato da un soggetto diverso, con metodologie diverse e tempi di pubblicazione diversi: le associazioni per le culle termiche, la Società Italiana di Neonatologia per il parto in anonimato, il Ministero del Lavoro con l'Istituto degli Innocenti per l'affido e le comunità. Il nuovo sistema CeDAP, entrato in vigore quest'anno, potrebbe in futuro colmare almeno una di queste lacune. Nel frattempo, dietro ogni numero approssimato o mancante restano storie concrete: i bambini fuori famiglia
Nota metodologica. I dati raccolti in questo articolo provengono da fonti eterogenee — siti istituzionali (Ministero del Lavoro, Ministero della Giustizia, Istituto degli Innocenti, Commissione Adozioni Internazionali), associazioni di settore (ANFAA, Ai.Bi., Fondazione Francesca Rava, Movimento per la Vita) e articoli di testate giornalistiche e specializzate (Vita.it, Il Fatto Quotidiano, Donna Moderna, TPI, Agenda Digitale, Quotidiano Sanità, Torino Oggi) — raccolte attraverso una ricerca sul web aggiornata a giugno 2026. Dove non diversamente specificato, i dati più recenti disponibili si riferiscono ad anni precedenti al 2026, poiché per nessuno di questi fenomeni esiste ancora, al momento della stesura, una rilevazione ufficiale e consolidata relativa all'anno in corso.

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