Quando si parla di affido familiare, molte persone immaginano una famiglia affidataria esterna che accoglie un bambino nella propria casa. In realtà, quasi la metà degli affidi in Italia avviene all'interno della stessa famiglia allargata.
Parliamo del cosiddetto affido intrafamiliare, cioè dell'affidamento di un minore a parenti entro il sesto grado, generalmente nonni, zii o altri familiari, quando i genitori non sono "temporaneamente" in grado di occuparsene. È una possibilità prevista dalla Legge 184/1983 e viene spesso considerata la soluzione preferibile quando garantisce sicurezza e benessere al minore, perché consente di preservare legami, affetti e appartenenza.
I numeri raccontano una realtà che spesso sorprende.
Secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al 31 dicembre 2021 i minori in affidamento familiare erano 13.248. Di questi, il 44% viveva presso parenti e il 56% presso famiglie affidatarie esterne.
Non si tratta di una novità: già nel 2011 la distribuzione era quasi identica, con il 47,9% degli affidi a parenti e il 51,5% a terzi. In altre parole, l'affido ai parenti non rappresenta un'eccezione ma una componente strutturale del sistema di tutela dei minori fuori famiglia.
Chi accoglie più spesso?
Soprattutto i nonni, che rappresentano circa il 60% degli affidatari parentali, seguiti dagli zii.
Esistono inoltre fortissime differenze territoriali. In alcune regioni del Nord gli affidi a parenti rappresentano meno di un terzo del totale, mentre in molte realtà del Sud e delle Isole arrivano a superare i due terzi degli affidamenti. Un dato che riflette sia differenti modelli familiari sia diverse prassi operative dei servizi.
Un altro elemento interessante riguarda la durata. Gli affidi ai parenti tendono spesso a protrarsi nel tempo e, non di rado, diventano vere e proprie accoglienze "sine die", senza una prospettiva chiara di rientro o di stabilizzazione giuridica.
Quando un minore viene accolto da un nonno, da una zia o da un altro familiare significativo, continua a vivere all'interno della propria storia. Mantiene volti conosciuti, ricordi, tradizioni, riferimenti affettivi e spesso anche il proprio territorio.
Per un bambino che sta già affrontando il trauma della separazione dai genitori, questo può fare una differenza enorme, meno strappi nella vita quotidiana.
Molti minori riescono a conservare la stessa scuola, gli amici, le attività sportive e una parte delle loro abitudini. Non significa che il dolore dell'allontanamento scompaia, ma certamente può risultare meno traumatico.
Diversi studi internazionali hanno evidenziato come i collocamenti presso parenti tendano a interrompersi meno frequentemente rispetto a quelli presso famiglie non parenti o strutture residenziali.
Molte ricerche mostrano come i bambini accolti da parenti conservino più facilmente il senso di appartenenza alla propria storia e alle proprie radici. Un aspetto che può avere effetti positivi sul benessere emotivo e sulla costruzione dell'identità.Inoltre quando esiste già un parente disponibile e adeguato, l'intervento può essere molto più rapido rispetto alla ricerca di una famiglia affidataria esterna o di una collocazione in comunità.
Delle criticità però si parla poco, i parenti non smettono di essere parenti...
Un affidatario esterno può mantenere una certa distanza dai conflitti della famiglia d'origine, un nonno o una zia, invece, fanno parte della stessa rete familiare, questo significa convivere con telefonate, pressioni, richieste, sensi di colpa, ricatti affettivi e tensioni che spesso accompagnano il progetto di affido.
Un nonno continua a essere nonno, ma spesso deve anche svolgere funzioni genitoriali, uno zio può trovarsi a dover mettere regole, limiti e confini educativi che prima non gli appartenevano.
Non sempre è semplice e, talvolta, il bambino stesso fatica a comprendere chi decide e quale ruolo abbia ciascun adulto.
Molti parenti, inoltre, arrivano all'accoglienza senza aver seguito percorsi formativi e senza il supporto che normalmente viene offerto alle famiglie affidatarie selezionate attraverso i Centri Affidi.
Spesso si trovano a gestire situazioni molto complesse contando quasi esclusivamente sulle proprie forze.
La legge prevede che lo Stato, le Regioni e gli Enti locali sostengano economicamente le famiglie affidatarie. Tuttavia, nella pratica, molti parenti si sentono rispondere che "essendo parenti" dovrebbero provvedere autonomamente.
Ne derivano situazioni profondamente ingiuste, soprattutto quando nonni o zii si fanno carico di minori con disabilità, bisogni sanitari complessi o necessità educative importanti.
L'affido ai parenti rappresenta una straordinaria risorsa del nostro sistema di tutela. Spesso sono i nonni, gli zii e le famiglie allargate a impedire che un bambino finisca in comunità, accogliendolo con generosità e senza esitazioni.
Ma proprio perché questi affidi funzionano e sono così diffusi, non possono essere considerati una soluzione "naturale" che non necessita di supporto.
I parenti affidatari non sono eroi silenziosi da lasciare soli. Sono affidatari a tutti gli effetti e, come tali, hanno bisogno di sostegno, formazione, accompagnamento e tutele.
Perché un bambino accolto da una zia o da un nonno resta, prima di tutto, un bambino fuori famiglia che ha diritto a un progetto chiaro, a relazioni stabili e a un futuro che non rimanga sospeso per anni in un limbo burocratico.
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Fonti principali
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, "Quaderni della ricerca sociale" – dati 2011 e 2021
- Istituto degli Innocenti di Firenze, indagine sugli affidamenti familiari
- Tavolo Nazionale Affido, "Gli affidamenti familiari a parenti" (tavolonazionaleaffido.it)
- Rubin D.M., Downes K.J., O'Reilly A.L.R. et al., Impact of Kinship Care on Behavioral Well-being for Children in Out-of-Home Care, Arch Pediatr Adolesc Med, 2008
- Hassall A., Janse van Rensburg E., Trew S., Hawes D.J., Pasalich D.S., Does kinship vs. foster care better promote connectedness? A systematic review and meta-analysis, Clinical Child and Family Psychology Review, 2021
- Il Sole 24 Ore – Info Data, "I numeri dell'affido familiare in Italia"
- Legge 4 maggio 1983, n. 184

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