Parlare di affido a scuola è importante perché la scuola è il primo luogo in cui le storie dei bambini e dei ragazzi si incontrano.
L’affido esiste già nelle classi ma spesso è invisibile e ciò che è invisibile rischia di diventare incomprensibile, fonte di fraintendimenti, etichette o solitudini silenziose.
Solidarietà educativa ci hai invitato a parlare di affido a scuola attraverso il libro #nonvihochiestodichiamarmimamma, un romanzo di Karin Falconi ironico e autentico su una famiglia in affido sine die scritto da chi l’affido l’ha vissuto in prima persona, scelto per lavoro, e voluto nella vita privata. All’interno un Vademecum su Come diventare genitori affidatari, una guida pratica per chi vuole iniziare il percorso e conoscere la realtà dell’affido.
Portare il tema dell’affido a scuola significa dare parole alle esperienze, offrire strumenti a docenti e studenti
per leggere la complessità delle famiglie di oggi, superare l’idea di un solo modello possibile e costruire un linguaggio più rispettoso e inclusivo.
Significa anche prevenire il disagio: un insegnante informato è un adulto che sa accogliere, che sa cosa chiedere (e cosa non chiedere), che riconosce i segnali
senza giudicare.
Con nonvihochiestodichiamarmimamma entriamo a scuola proprio per questo: non per spiegare una “tecnica”, ma per
aprire uno spazio di ascolto, di domande, di consapevolezza. Perché parlare di affido a scuola non riguarda solo chi è in affido, ma tutta la
comunità educante.
E perché una scuola che sa nominare le differenze è una scuola che sa proteggere.

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