di Emilia Russo
Negli ultimi anni, il panorama dell'adozione in Italia ha subito significative trasformazioni e si prospettano ulteriori cambiamenti nel futuro. L'innalzamento dell'età dei minori al momento dell'adozione e le modifiche sostanziali nel contesto normativo e giurisprudenziale hanno contribuito a un notevole aumento delle adozioni miti e la comparsa di numerosi casi di adozioni aperte.
Spesso accompagno famiglie nei percorsi di adozione e, ogni volta, sento quanto sia importante parlare con cura di ciò che la legge definisce ‘adozione.
Parlare di adozione non significa soltanto parlare di emozioni o di psicologia: significa capire come la legge definisce la vita di un minore, i suoi diritti, i doveri dei genitori e la struttura che garantisce stabilità e sicurezza. Eppure, troppo spesso, questi aspetti giuridici vengono trascurati, come se fossero secondari rispetto al “cuore” dell’adozione. Non lo sono: la legge non è un dettaglio burocratico, ma il tessuto che protegge la vita dei bambini.
In questo articolo voglio esplorare le tre principali forme di adozione previste dal nostro ordinamento: legittimante, mite e aperta, spiegando ( seppur molto sommariamente) non solo i loro effetti giuridici, ma anche le implicazioni concrete nella vita quotidiana dei minori e delle famiglie.
Inizio dall’adozione legittimante, quella che in termini giuridici è più radicale. Qui il minore diventa figlio a tutti gli effetti della famiglia adottiva: i legami con la famiglia d’origine vengono completamente recisi, e il minore acquisisce tutti i diritti e doveri di un figlio naturale, dalla successione al cognome, fino agli obblighi reciproci di assistenza. La legge tutela così il minore nella sua nuova identità giuridica, garantendo stabilità e sicurezza. Non si tratta di un mero formalismo: l’adozione legittimante trasforma la realtà del minore, e ogni passo del procedimento è scandito da controlli giudiziari rigorosi, per assicurare che la scelta sia davvero nell’interesse esclusivo del bambino.
Poi c’è l’adozione mite (adozione ex art. 44), che il diritto ha pensato per equilibrare tutela e continuità affettiva. In questo caso, il minore entra a far parte della famiglia adottiva, ma senza perdere del tutto i legami con i genitori naturali. Gli effetti giuridici sono calibrati: i genitori adottivi esercitano la maggior parte dei diritti e doveri, ma alcuni obblighi restano ai genitori biologici, per esempio in ambito patrimoniale o informativo. È una forma che richiede consapevolezza e precisione: la legge stabilisce chiaramente quali rapporti permangono e quali vengono trasferiti.
Personalmente trovo questa forma di adozione un atto di amore misurato, che tutela l’identità del minore e ne valorizza le radici, senza spezzare i legami con la propria storia. Nel mio lavoro, quando spiego la differenza tra legittimante e mite, sottolineo sempre l’importanza di capire che non si tratta di gerarchie di importanza, ma di strumenti diversi, pensati per situazioni diverse. Seppur estremamente complicati.
Infine, l’adozione aperta rappresenta una delle frontiere più sofisticate del diritto minorile. l’ordinamento consente accordi strutturati di contatto tra minore, famiglia adottiva e famiglia di origine. Non è un semplice atto di buona volontà: la legge prevede strumenti precisi per garantire che questi contatti siano realmente a beneficio del minore e non fonte di conflitto o confusione.
Eppure, devo confessarlo: sono perplessa sull’adozione aperta. Per quanto il quadro giuridico possa sembrare chiaro, il mantenimento di contatti strutturati con la famiglia di origine può generare dinamiche complesse e talvolta conflittuali. Non nego che, se gestita con grande consapevolezza e supporto, l’adozione aperta possa essere una forma di tutela preziosa, ma credo sia essenziale procedere con cautela e con un accompagnamento costante da parte di professionisti.
Credo fermamente che parlare di adozione significhi sempre intrecciare il rispetto della legge con la cura affettiva e la protezione. Tralasciare i contorni giuridici significa lasciare invisibile un pezzo fondamentale della vita del minore: il diritto non è una cornice fredda, ma la struttura che garantisce che le relazioni affettive possano diventare anche sicure, stabili e riconosciute.
Perché conoscere la legge è fondamentale?
Parlare di adozione significa sempre intrecciare il rispetto della legge con la cura affettiva. Ignorare i contorni giuridici significa lasciare invisibile un pezzo cruciale della vita del minore: la legge non è una cornice fredda, ma la struttura che consente alle relazioni affettive di essere sicure, stabili e riconosciute.
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